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Centro shiatsu nella casa popolare della sorella: scoperto l'abusivo

Il professionista utilizzava l'appartamento assegnato alla sorella, che però vive in una residenza sanitaria. Scoperto dagli ispettori di MM

Foto Pixabay

Ha dell'incredibile quello che gli ispettori di MM (che gestisce le case popolari di proprietà del Comune di Milano) hanno scoperto all'interno di un alloggio di edilizia pubblica in zona Moscova: un centro massaggi di lusso che non avrebbe potuto avere sede lì, in quel palazzo, e per giunta abusivo, sconosciuto agli uffici di Palazzo Marino nonostante sia prescritta la "segnalazione di inizio attività", nota come Scia. Ne ha parlato diffusamente Santucci sul Corriere.

Di case popolari occupate, l'intera stampa milanese si occupa almeno dal 2014, quando il fenomeno è esploso. Eppure i contorni di questa storia sono del tutto particolari. La classica occupazione abusiva infatti viene operata da parte di una famiglia "sfondando la porta" di un alloggio libero (o facendolo fare ad altri, tipo a chi gestisce un racket nel settore) in un palazzo popolare di periferia, mentre qui si parla dell'installazione di un'attività economica in un contesto centrale, via Statuto, in un appartamento regolarmente assegnato. Ma non al professionista, bensì alla sorella.

L'occupazione abusiva nel palazzo popolare

Sorella che, dagli anni '80, è assegnataria di un alloggio nel palazzone popolare di zona Moscova. Ma che, in realtà, da anni è ricoverata in una residenza sanitaria. L'uomo, che non figura nello stesso nucleo familiare, non avrebbe alcun titolo di occupare l'appartamento, ma da un anno vi si è installato, seppure non quotidianamente (ha anche un altro centro massaggi per praticare lo shiatsu in un'altra provincia lombarda), e riceveva su appuntamento.

Proprio attraverso un normale appuntamento per un trattamento, gli ispettori di MM lo hanno colto sul fatto insieme agli agenti di polizia locale. L'appartamento sembrava realmente trasformato in un centro per i trattamenti shiatsu, arredato con cura e con tanto di certificazioni di scuole e iscrizioni ad associazioni nazionali. Ma le irregolarità parevano altrettanto evidenti. Come si diceva: non era mai stata inviata la Scia per l'inizio dell'attività al Comune e, in più, il professionista non ha titolo per vivere né lavorare nell'alloggio, formalmente assegnato alla sorella.

Per la questione della Scia, la polizia locale ha elevato una multa all'uomo. Per la questione dell'occupazione, oltre al fatto che l'uomo dovrà ora trovare un'altra sede per esercitare a Milano, la sorella rischia di vedersi decaduta l'assegnazione dell'alloggio.

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