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Collettivi occupano la sede Enel: "Produce energia non pulita, basta emissioni"

All'azione hanno preso parte diversi collettivi antagonisti di Milano tra cui Zam, LuMe e Lambretta. La replica dell'azienda

Foto Milanoinmovimento

Occupata nel pomeriggio di mercoledì la sede dell'Enel di via Carducci, a Milano, in vista dello sciopero globale sul cambiamento climatico di venerdì 24 maggio. L'azione è stata rivendicata da alcuni collettivi antagonisti milanesi: LuMe, Rete Studenti, Csoa Lambretta, Casc Lambrate, Zam e MilanoinMovimento.

"Enel - si legge in una nota dei collettivi - nonostante nelle pubblicità si faccia bella con campagne di greenwashing produce la grande maggioranza dell'energia che vende da fonti fossili, macchiandosi così di crimini nei confronti dell'umanità e di tutte le altre specie". 

Nel comunicato, dopo il richiamo al fatto che "le emissioni di carbonio nell'atmosfera rappresentano una minaccia per la sopravvivenza dell'uomo e di tutte le specie animali sulla terra", e pertanto vanno azzerate entro il 2030 le emissioni nell'atmosfera, i collettivi chiedono a Enel una data di chiusura di tutte le centrali gas a carbone e una strategia aziendale per la riconversione dei dipendenti che ora lavorano "in settori incompatibili con la riconversione ecologica".

Gli antagonisti citano in particolare la centrale termoelettrica di Civitavecchia, definita come "la prima azienda in Italia per emissioni nell'atmosfera, quattordicesima in Europa" e di proprietà di Enel. L'occupazione si è poi sciolta all'alba di giovedì mattina.

La replica di Enel: "Nostro impegno massimo per l'ambiente"

Con riferimento alla manifestazione di alcuni attivisti di centri sociali presso la sede Enel di Milano, l'Azienda intende precisare innanzitutto come la protesta sia assolutamente pacifica. Enel - scrive una nota dell'azienda - "non ha richiesto alle forze dell’ordine lo sgombero dei manifestanti, ha offerto loro bevande e pasti caldi e ha messo a disposizione, come richiesto, delle prese elettriche per consentire la ricarica dei telefoni cellulari".

"L’Azienda ha proposto sin da subito un incontro tra i propri manager e i rappresentanti degli occupanti, con lo scopo di poter illustrare nel dettaglio il proprio impegno nella lotta al cambiamento climatico e, nello specifico, il programma di dismissione delle centrali a carbone già avviato. Enel, azienda leader nella transizione energetica e principale operatore nelle fonti rinnovabili a livello mondiale, ha assunto da anni l’impegno pubblico di raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di CO2 entro il 2050", prosegue.

"In Italia, Enel Produzione ha avviato già dal 2015 il progetto Futur-e, volto alla dismissione e alla riqualificazione di 23 centrali termoelettriche in Italia, con lo scopo di dare nuova vita ai siti attraverso il coinvolgimento delle comunità locali, chiamate a partecipare a concorsi di progetti attraverso i quali individuare nuovi usi per gli impianti di produzione non più in uso. Lo scorso 15 maggio, l’Azienda ha inoltre avviato le attività propedeutiche al phase-out, entro il 2025, della produzione a carbone, in un percorso tale da assicurare la sicurezza del sistema elettrico italiano. Il piano prevede una sostituzione progressiva degli attuali impianti a carbone con nuova capacità da fonti rinnovabili in tutto il territorio nazionale, impianti di accumulo e impianti a gas a ciclo aperto nei siti in cui Enel è oggi presente, in un adeguato quadro di mercato ed in presenza di percorsi autorizzativi rapidi e certi. La strategia di Enel è coerente con quanto previsto dalla proposta di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che prevede un rilevante programma di crescita delle fonti rinnovabili e di nuove tecnologie (come ad esempio sistemi di accumulo di energia e gestione attiva della domanda) e di nuova capacità produttiva flessibile a gas, che rivestiranno un ruolo chiave per garantire una adeguata e progressiva transizione", dice ancora la nota. 

"In linea con queste considerazioni, il 15 maggio Enel ha dunque inviato - conclude lo scritto - alle istituzioni centrali e territoriali competenti la documentazione necessaria per avviare l’iter di riconversione per i siti di La Spezia, Fusina, Civitavecchia e Brindisi, in parziale sostituzione della capacità a carbone oggetto di phase-out".

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