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Nuovo volto per largo Ghiringhelli, accanto al Teatro alla Scala

Diventa pedonale lo slargo accanto al teatro. Posata una scultura di Giulio Ricordi, editore musicale di Verdi e Puccini

Largo Ghiringhelli (foto Comune di Milano)

RICORDI DIFENDE LA SCALA IN CONSIGLIO COMUNALE

Negli ultimi anni dell'800, la Scala era sotto attacco. Il comune versava annualmente una "dote", un contributo, al teatro. Ma questo contributo economico era duramente contestato da quella che allora si chiamava estrema sinistra (radicali e repubblicani) e dai socialisti, tutti gruppi politici che a Milano erano particolarmente forti, soprattutto per la vocazione industriale e dunque operaia della città.

Nel 1897, ad esempio, vinse la linea anti-finanziamento e, per una intera stagione, alla Scala non furono programmati né balletti né opere. L'argomento dell' "estrema" e dei socialisti era che le casse comunali non fossero abbastanza ricche da finanziare strutture a cui la gran parte dei milanesi non aveva accesso, perché "riservate" ai ceti più abbienti. Anche la Pinacoteca di Brera, infatti, rischiò lo stesso destino. Meglio era, per quegli amministratori, destinare il denaro pubblico a servizi più "diffusi". Nel 1897 la dote della Scala fu destinata alla refezione scolastica.

In questo quadro, il sindaco Sala ha ricordato un episodio che coinvolse lo stesso Giulio Ricordi, in qualità di consigliere comunale. L'editore intervenne in aula il 31 dicembre 1885, quando era già aperto il dibattito sul finanziamento alla Scala, per difendere il teatro. «La musica - disse Ricordi - deve chiamare intorno a sé e abili artisti che la interpretino e numerosi componenti d'orchestra e di cori: né basta, ché ancora deve ricorrere all'ottica, alla scenografia, alla coreografia, a tutti infine quei diversi rami dell'arte, d'industria e di scienza, i quali concorrono a formare ciò che si chiama lo spettacolo scenico». Di qui la necessità di ingenti spese per la musica e, dunque, di sovvenzioni.

Ma il discorso di Ricordi non si focalizzò soltanto sulle spese del teatro. L'editore mise in luce anche quello che oggi si chiama indotto: 100 professori d'orchestra, 50 sarti serali, 100 coristi, 9 avvisatori, 100 ballerini, 180 comparse, 140 falegnami-macchinisti e illuminatori, 36 valletti di scena e altri ancora, per un totale di 1.080 persone "addette alla Scala", per lo più scritturate (e dunque non pagate fuori stagione), oltre ai 400 operai degli editori musicali (tra cui la stessa Ricordi) e ai 600 operai e artigiani dei laboratori che lavoravano per la Scala e anche per i teatri stranieri. Perché già allora la Scala era "la capitale" internazionale della musica: i principali teatri del mondo venivano a Milano per scritturare artisti, ochestrali, coristi, e ad acquistare scene, costumi, attrezzi. 

Un'industria lirica da difendere senza indugio, per l'editore-consigliere. «Altri governi finanziano le proprie maggiori arti nazionali, vediamo che in Italia non si abbandoni il mondo dell'opera», concluse Ricordi.

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